Originario della città che ha dato i natali ai BR Stylers e trasferitosi poi a Londra per assecondare la sua passione musicale, il giovane dubber ha sfornato sinora tre dischi dei quali a mio giudizio due formidabili (il primo e il terzo appunto) avvalendosi del prezioso contributo di collaboratori d’eccezione. Non a caso i dischi di Stebass vengono suonati dai sound systems più importanti, solo per citarne alcuni Dread Lion Hi-Fi in Italia o Jah Shaka in UK.
“African pople”, un brano conscious 100%, apre il disco con la voce di un mito del roots, Earl Zero, più famoso per un brano del ’79 come “Please Officer”, e ispirato come allora. La tune è seguita da due dub versions ipnotiche, nella prima si riconoscono gli echi della voce del cantante giamaicano, la seconda è uno strumentale.
Sul lato B entra in gioco un compagno di avventure di Stebass, il trombonista Zilvy.
Come già nel primo disco, tra i due amici si crea un’alchimia: allo struggente trombone di Zilvy si affianca il motivo ideato da Stebass, forse ripetuto un po’ a lungo ma efficace nel restare in testa giorni e giorni. Anche il dub è potente, con l’esaltazione delle percussioni e degli effetti elettronici.
L’etichetta è gradevole, in aggiunta il vinile di ottima fattura non fa un salto neanche con una tracking force modesta.
Un ottimo acquisto sotto tutti i punti di vista!
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